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Tirabassi-Memphis, risate e citazioni

 Attenzione a questo piccolo film, ‘Il grande salto’, opera prima di Giorgio Tirabassi, in sala dal 13 giugno in oltre 250 copie con Medusa, che parte tra le risate e poi declina verso quella melanconica tristezza che ricorda opere di grandi autori come Sergio Citti, Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini. E va detto che Rufetto (lo stesso Tirabassi) e Nello (Ricky Memphis), i due protagonisti, rapinatori maldestri della periferia romana, dopo averci fatto ridere con battute, inadeguatezze e sfiga mostruosa che caratterizzano ogni loro impresa, alla fine ci sembrano un po’ il gatto e la volpe di Pinocchio, ma pieni più di umanità che di furbizia.
Il ‘salto’ a cui si riferisce il titolo dell’opera prima di Tirabassi è quello che i due cinquantenni, Rufetto e Nello, vogliono fare nella loro carriera. Dopo aver scontato quattro anni di carcere per un colpo andato male, infatti, vivono in un quartiere della periferia romana ormai al grido di “ora o mai più”.
I due progettano così una rapina che potrebbe dare una svolta alle loro vite, ma presto si accorgono che il destino non gli è mai davvero favorevole. E questo anche quando per loro c’è una specie di conversione mistica. Insomma, nessuna speranza per Rufetto di riscattarsi agli occhi del suocero e della suocera che ancora lo ospitano insieme a moglie e figlio e, per Nello, di uscire dalla cantina dove vive.
Cast straordinario composto da Roberta Mattei, Gianfelice Imparato, Paola Tiziana Cruciani, Cristiano Di Pietra, Mia Benedetta, Salvatore Striano, Federica Carruba, Toscano Liz Solari e camei d’autore, nel segno della romanità, di Pasquale “Lillo” Petrolo, Marco Giallini e Valerio Mastandrea.
“Nello e Rufetto sono due rapinatori di seconda fascia – dice Tirabassi, co-sceneggiatore del film con Daniele Costantini e Mattia Torre -. Hanno superato la cinquantina e non hanno mai conosciuto il benessere, vivono poco sopra la soglia della povertà. Per dare una svolta alla loro vita, hanno deciso che è arrivato il momento di fare ‘Il grande salto’. Ho voluto raccontare questa storia – continua il regista – stando molto vicino ai personaggi, seguendoli passo passo, quasi pedinandoli.
In certi momenti i loro sguardi, il non detto, sono più espliciti delle parole pronunciate”.
E a chi ricorda al neo-regista che il suo film sembra un’opera di Sergio Citti, risponde Tirabassi: “E’ vero, nel film c’è un tono amaro che va controcorrente. Siamo cresciuti con Monicelli, Scola, Risi e Citti, è normale che guardiamo al loro cinema e non a quello americano”.

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